Noi, icone della legalità
Anche il Foglio denuncia urbi et orbi il “sistema Cav.”
Pentiti delle mutande. Non solo Bonev. Anche noi! Tutti primi al traguardo della redenzione. Ci dissociamo dalle braghe. Cominciammo a Milano, al Teatro Dal Verme, e correva l’anno 2011, precisamente il dì 13 di febbraio. Restammo in mutande ma vivi con Giuliano Ferrara e cercammo – senza però il successo avuto da Patrizia D’Addario, dalle gemelle De Vivo o da Noemi Letizia – il Berlusconi del ’94. Adesso, con una mano davanti e l’altra di dietro, ci ravvediamo al cospetto dell’opinione pubblica democraticamente avvertita.
6 AGO 20

Pentiti delle mutande. Non solo Bonev. Anche noi! Tutti primi al traguardo della redenzione. Ci dissociamo dalle braghe. Cominciammo a Milano, al Teatro Dal Verme, e correva l’anno 2011, precisamente il dì 13 di febbraio. Restammo in mutande ma vivi con Giuliano Ferrara e cercammo – senza però il successo avuto da Patrizia D’Addario, dalle gemelle De Vivo o da Noemi Letizia – il Berlusconi del ’94. Adesso, con una mano davanti e l’altra di dietro, ci ravvediamo al cospetto dell’opinione pubblica democraticamente avvertita.
Pentiti delle mutande. Non solo Bonev. Esclusi dal cerchio magico per avere detto no al sistema, confinati ai margini di Palazzo Grazioli (praticamente accampati in vicolo delle Zoccolette, a questo ci siamo ridotti) anche noi presentiamo regolare denuncia presso le procure e la cantiamo chiara su tutte le malefatte del Cav. Primo al traguardo, fra tutti noi, Carlo Rossella. Già direttore di Panorama, in una lunga intervista a “Servizio Pubblico”, Rossella non si è sottratto alle domande di Sandro Ruotolo: “Ebbene sì, non aveva i capelli. Gliel’ho dipinti io personalmente col tappo di sughero bruciato”.
Pentiti delle mutande. Non solo Bonev. Altro che Massimuccio Ciancimino, anche noi diventeremo baluardo della democrazia e icone della legalità. Giuseppe Sottile, per dire, non aspetta altro che diventare icona di legalità e così fare bella figura a Palermo. Stessa cosa Vincino: “Non siamo più i suoi preferiti. Lui mi voleva ad Arcore per farmi fare una fiction dei Beati Paoli Berlusconi”. Vauro lo ha subito abbracciato: “Più che Beati Paoli, Beati noi!”. Ma tutti sono nelle copertine e noi siamo nei guai, questo è il fatto: “Abbiamo preso anche il premio patacca a Capalbio”, ha dichiarato Annalena Benini in un’intervista al Fatto, “c’era la delegazione del think tank del dipartimento Usa, Angelino Alfano con la faccia tutta colorata di quid e pure Paolo Mieli che, da par suo, dalla giuria ha terzisticamente cercato di farci coraggio”.
Pentiti delle mutande. Non solo Bonev. Nella riunione di redazione di ieri, sotto l’occhio spietato delle telecamere di Michele Santoro, abbiamo preparato un documento che faccia da piattaforma per una franca autocritica. Salvatore Merlo, sinceramente smarrito, ha detto: “Berlusconi mi costringeva a fare jogging ogni mattina con Sallusti”. Giulia Pompili, ha annuito: “Io con Jole Santelli”. Sandro Bondi, da sempre vicino a questo giornale, è intervenuto portando un messaggio di incoraggiamento di Fabio Fazio. Visibilmente commosso, il poeta, additando il nemico Brunetta ha detto: “No pasarán”. Gli ha fatto eco Maurizio Crippa: “No pasarán!”.
Pentiti assai delle mutande. Altro che la Bonev. Per esempio: avevamo chiesto a Berlusconi uno spazio su “Geo&Geo” per raccontare il Nido delle Aquile ma, niente, come un vero padrino lui ha preferito ascoltare Valter Lavitola e Sergio De Gregorio per fare organizzare loro la tournée di Apicella. Claudio Cerasa, contrito, ha dichiarato ai microfoni di Francesca Fagnani: “Buttafuoco è puppo e ci piacciono solo i masculi. Tutta la sua teoria delle fimmini è una fiction. Ne aveva parlato con Agostino Saccà ma poi il potente dg della Rai di Berlusconi, sgamandolo, bloccò tutto. Adesso rottamo tutto e passo con Travaglio”.
Pentiti delle mutande. Non solo Bonev. Altro esempio: volevamo andare a studiare giornalismo a Detroit, cercavamo quattro soldi per pagarci, col soggiorno, il cibo, alloggio, lavatura, stiratura e un pacco di Nazionali senza filtro per Alessandro Giuli che fuma solo prodotti italiani e, invece, niente. Suggestionato da Francesca Pascale che legge sempre la Stampa, Gianni & Riotto in specie, Berlusconi ci ha fatto sapere di restare nel nostro tiepido brodo non senza comunicare la sua segreta e vera passione – non Sallusti, neppure Maurizio Belpietro – bensì lui e solo lui: “Johnny, a me piace solo Johnny”.
Pentiti delle mutande. Non solo Bonev. Esclusi dal cerchio magico per avere detto no al sistema, confinati ai margini di Palazzo Grazioli (praticamente accampati in vicolo delle Zoccolette, a questo ci siamo ridotti) anche noi presentiamo regolare denuncia presso le procure e la cantiamo chiara su tutte le malefatte del Cav. Primo al traguardo, fra tutti noi, Carlo Rossella. Già direttore di Panorama, in una lunga intervista a “Servizio Pubblico”, Rossella non si è sottratto alle domande di Sandro Ruotolo: “Ebbene sì, non aveva i capelli. Gliel’ho dipinti io personalmente col tappo di sughero bruciato”.
Pentiti delle mutande. Non solo Bonev. Altro che Massimuccio Ciancimino, anche noi diventeremo baluardo della democrazia e icone della legalità. Giuseppe Sottile, per dire, non aspetta altro che diventare icona di legalità e così fare bella figura a Palermo. Stessa cosa Vincino: “Non siamo più i suoi preferiti. Lui mi voleva ad Arcore per farmi fare una fiction dei Beati Paoli Berlusconi”. Vauro lo ha subito abbracciato: “Più che Beati Paoli, Beati noi!”. Ma tutti sono nelle copertine e noi siamo nei guai, questo è il fatto: “Abbiamo preso anche il premio patacca a Capalbio”, ha dichiarato Annalena Benini in un’intervista al Fatto, “c’era la delegazione del think tank del dipartimento Usa, Angelino Alfano con la faccia tutta colorata di quid e pure Paolo Mieli che, da par suo, dalla giuria ha terzisticamente cercato di farci coraggio”.
Pentiti delle mutande. Non solo Bonev. Nella riunione di redazione di ieri, sotto l’occhio spietato delle telecamere di Michele Santoro, abbiamo preparato un documento che faccia da piattaforma per una franca autocritica. Salvatore Merlo, sinceramente smarrito, ha detto: “Berlusconi mi costringeva a fare jogging ogni mattina con Sallusti”. Giulia Pompili, ha annuito: “Io con Jole Santelli”. Sandro Bondi, da sempre vicino a questo giornale, è intervenuto portando un messaggio di incoraggiamento di Fabio Fazio. Visibilmente commosso, il poeta, additando il nemico Brunetta ha detto: “No pasarán”. Gli ha fatto eco Maurizio Crippa: “No pasarán!”.
Pentiti assai delle mutande. Altro che la Bonev. Per esempio: avevamo chiesto a Berlusconi uno spazio su “Geo&Geo” per raccontare il Nido delle Aquile ma, niente, come un vero padrino lui ha preferito ascoltare Valter Lavitola e Sergio De Gregorio per fare organizzare loro la tournée di Apicella. Claudio Cerasa, contrito, ha dichiarato ai microfoni di Francesca Fagnani: “Buttafuoco è puppo e ci piacciono solo i masculi. Tutta la sua teoria delle fimmini è una fiction. Ne aveva parlato con Agostino Saccà ma poi il potente dg della Rai di Berlusconi, sgamandolo, bloccò tutto. Adesso rottamo tutto e passo con Travaglio”.
Pentiti delle mutande. Non solo Bonev. Altro esempio: volevamo andare a studiare giornalismo a Detroit, cercavamo quattro soldi per pagarci, col soggiorno, il cibo, alloggio, lavatura, stiratura e un pacco di Nazionali senza filtro per Alessandro Giuli che fuma solo prodotti italiani e, invece, niente. Suggestionato da Francesca Pascale che legge sempre la Stampa, Gianni & Riotto in specie, Berlusconi ci ha fatto sapere di restare nel nostro tiepido brodo non senza comunicare la sua segreta e vera passione – non Sallusti, neppure Maurizio Belpietro – bensì lui e solo lui: “Johnny, a me piace solo Johnny”.